Dalla conoscenza all'azione:
dialogo tra comunità che affrontano la sfida della siccità
YOU(th)CARE4Planet – 29/07/2026
Il focus group “Dalla conoscenza all’azione: dialogo tra comunità che affrontano il flagello della siccità”, organizzato nell’ambito del progetto YOU(th)CARE4Planet, si è svolto online il 17 giugno 2026 e ha coinvolto partecipanti provenienti dai territori di Palermo e Caserta.
La siccità e la desertificazione non sono più fenomeni lontani né temi riservati agli specialisti: incidono direttamente sull’acqua che beviamo, sui campi che producono il nostro cibo e sui paesaggi in cui viviamo ogni giorno. È proprio da questa consapevolezza che è nato il focus group, realizzato nell’ambito del progetto YOU(th)CARE4Planet – Youth Green Initiative for Change.
L’incontro ha riunito persone, esperienze e territori diversi con un obiettivo comune: comprendere ciò che sta già accadendo nel bacino del Mediterraneo, conoscere le risposte che si stanno sperimentando e individuare punti di partenza concreti affinché ciascuno possa contribuire ad affrontare un problema che riguarda da vicino comunità e istituzioni.
L’attività di ricerca della Dott.ssa Sofia Maria Muscarella, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo, è strettamente collegata ai temi affrontati durante il focus group. Il suo percorso scientifico pone al centro la salute del suolo, la sua composizione chimica e la capacità di trattenere acqua e nutrienti, contribuendo anche alla formazione delle nuove generazioni di tecnici e agronomi.
Il suo contributo al progetto si fonda proprio su questi principi scientifici. I concetti chiave della sua ricerca — un suolo ricco di sostanza organica capace di trattenere meglio l’acqua, il riutilizzo delle acque reflue come risorsa e la fitodepurazione come soluzione naturale e replicabile — hanno costituito la base del dialogo, offrendo alle comunità di Caserta e Palermo strumenti concreti, fondati sulla ricerca, per affrontare la sfida della desertificazione.
Il suolo: un alleato spesso dimenticato nella lotta alla siccità
L’incontro si è aperto con una panoramica sui meccanismi della desertificazione nell’area mediterranea: precipitazioni sempre più scarse e irregolari, estati più lunghe e calde, terreni sfruttati e spesso lasciati privi di copertura, che perdono progressivamente fertilità e capacità di trattenere l’acqua.
Si crea così un circolo vizioso: un suolo più povero trattiene meno acqua e, con una minore disponibilità idrica, il terreno continua a degradarsi.
Al centro della discussione è stato posto proprio il suolo, una risorsa a cui raramente viene dedicata attenzione ma che rappresenta uno dei più preziosi alleati nella lotta contro la siccità.
Un terreno curato nel tempo attraverso pratiche agricole sostenibili, come l’utilizzo di compost, letame, residui colturali, colture di copertura e la riduzione delle lavorazioni intensive, recupera sostanza organica e si comporta come una vera e propria spugna.
In questo modo aumenta la presenza di spazi vuoti nel terreno, che consentono di assorbire l’acqua piovana, trattenerla e rilasciarla gradualmente alle colture. Un suolo di questo tipo resiste meglio ai periodi di scarsità idrica.
Da qui emerge un importante cambiamento di prospettiva: contrastare la siccità non significa soltanto aumentare la quantità di acqua disponibile, ma anche migliorare la capacità del terreno di conservarla, un risultato che si costruisce nel tempo attraverso anni di gestione sostenibile.
Un dialogo tra territori: da Caserta a Palermo
Il focus group ha dato vita a un ricco confronto sulle realtà locali di Caserta e Palermo, affrontando ciò che sta cambiando, le difficoltà vissute quotidianamente e le soluzioni già in fase di sperimentazione.
La discussione si è concentrata in particolare su due aspetti molto concreti:
- gli strumenti, le esperienze e le forme di supporto già disponibili nei territori;
- ciò che è possibile fare fin da subito in agricoltura senza attendere condizioni ideali, ad esempio mantenere il suolo coperto per ridurre l’evaporazione, aumentare la sostanza organica, scegliere colture e sistemi di irrigazione più efficienti e recuperare e riutilizzare l’acqua quando possibile.
Uno degli elementi più interessanti emersi dal confronto è che, pur partendo da contesti differenti, molte delle criticità e delle possibili soluzioni risultano sorprendentemente simili.
Le domande di fondo sono le stesse, e questo rappresenta un elemento incoraggiante perché dimostra che le buone pratiche sviluppate in un territorio possono essere utili anche in altri.
La fitodepurazione e l’esempio della Parete Verde di Ferla
Uno dei momenti più coinvolgenti dell’incontro ha riguardato la fitodepurazione, un sistema naturale e a basso costo che permette di trattare le acque reflue e renderle nuovamente utilizzabili, ad esempio per l’irrigazione o per usi non potabili.
È emerso chiaramente come il tema dell’acqua sia particolarmente sentito nell’area di Palermo, dove diversi gruppi e associazioni sono già attivamente impegnati su queste tematiche.
Tra le iniziative concrete e replicabili presentate durante il focus group è stata illustrata la Parete Verde di Ferla, piccolo comune della provincia di Siracusa.
Presso l’istituto comprensivo del paese è stato installato un sistema di vasche vegetate che raccoglie le acque grigie provenienti dai lavandini, le depura attraverso le piante e le riutilizza per l’alimentazione degli scarichi dei servizi igienici.
I risultati sono estremamente concreti:
- circa 1.000 litri di acqua potabile risparmiati ogni anno per ciascuno studente;
- circa un quarto del fabbisogno idrico della scuola per gli scarichi dei servizi igienici viene coperto grazie al sistema.
L’iniziativa ha ottenuto riconoscimenti anche a livello internazionale, dimostrando come una piccola azione realizzata in un piccolo comune possa produrre un impatto significativo.
Le piccole azioni quotidiane e il ruolo delle istituzioni
La discussione si è poi spostata sulle azioni concrete che ciascuno può adottare nella vita quotidiana per utilizzare l’acqua in maniera più sostenibile:
- raccogliere e riutilizzare l’acqua quando possibile;
- coprire il terreno di orti e giardini con paglia o residui vegetali per limitare l’evaporazione;
- scegliere specie vegetali più adatte al contesto climatico;
- riparare eventuali perdite;
- ridurre gli sprechi quotidiani;
- recuperare e riutilizzare invece di scartare.
Allo stesso tempo è emersa una consapevolezza condivisa: il contributo dei singoli è importante, ma da solo non basta.
Per affrontare una sfida di questa portata è fondamentale anche il ruolo delle istituzioni, chiamate a pianificare con una visione di lungo periodo, investire nella realizzazione e nella manutenzione delle infrastrutture per la raccolta e il riutilizzo dell’acqua, sostenere chi adotta buone pratiche e accompagnare le comunità attraverso politiche chiare e percorsi di educazione ambientale.
Come è stato ricordato durante l’incontro, il colibrì fa la sua parte, ma servono anche i grandi animali della foresta.
Le proposte emerse durante il focus group
Dal confronto sono emerse alcune prime proposte di lavoro, che saranno approfondite nelle prossime fasi del progetto:
- promuovere pratiche agricole capaci di aumentare la sostanza organica del suolo e renderlo più resiliente alla siccità;
- dare maggiore continuità e visibilità alle iniziative già attive sul territorio, valorizzando il lavoro di scuole, associazioni e gruppi di cittadini;
- approfondire il potenziale della fitodepurazione e del riutilizzo delle acque come soluzioni naturali, concrete e facilmente replicabili, seguendo l’esempio della Parete Verde di Ferla;
- mantenere un dialogo costante con le istituzioni affinché le iniziative dei cittadini possano trovare un sostegno più ampio e duraturo.
Tre domande alla Dott.ssa Sofia Maria Muscarella
Al termine del focus group abbiamo rivolto tre domande alla Dott.ssa Sofia Maria Muscarella, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo, per approfondire alcuni dei temi emersi durante l’incontro.
Durante il focus group ha evidenziato come siccità e desertificazione rappresentino sfide sempre più urgenti per il Mediterraneo. Quali sono oggi le priorità su cui dovrebbero concentrarsi istituzioni, comunità locali e cittadini?
“La priorità è superare una gestione emergenziale della risorsa idrica e adottare una visione integrata che consideri acqua e suolo come un unico sistema. Troppo spesso ci concentriamo esclusivamente sulla disponibilità d’acqua, dimenticando che sono proprio le caratteristiche e la qualità del suolo a determinarne la capacità di assorbirla, immagazzinarla e rilasciarla. Un suolo sano rappresenta la prima infrastruttura naturale contro la siccità.
Le istituzioni devono investire nella manutenzione delle reti idriche, nell’ammodernamento delle infrastrutture, nel riutilizzo sicuro delle acque reflue depurate e nella promozione di pratiche agricole che preservino la fertilità del terreno. Le comunità locali possono favorire una gestione condivisa delle risorse naturali e valorizzare il patrimonio di conoscenze sviluppato nei territori. Ai cittadini spetta il compito di adottare comportamenti responsabili e sostenere politiche orientate alla sostenibilità ambientale. La resilienza nasce dall’integrazione tra ricerca scientifica, pianificazione e partecipazione.”
YOU(th)CARE4Planet promuove il coinvolgimento dei giovani nella transizione ecologica. Quale contributo possono offrire le nuove generazioni?
“I giovani rappresentano un elemento strategico della transizione ecologica. Non soltanto erediteranno gli effetti del cambiamento climatico, ma possono contribuire fin da oggi alle soluzioni. Il loro ruolo non deve limitarsi alla sensibilizzazione: devono essere coinvolti nei processi decisionali, nella progettazione degli interventi e nella sperimentazione di nuove pratiche.
Le nuove generazioni possiedono una naturale propensione all’innovazione, all’utilizzo delle tecnologie digitali e alla costruzione di reti collaborative che superano i confini geografici. Se supportati da una solida formazione scientifica e da strumenti partecipativi adeguati, possono trasformare la conoscenza in azioni concrete per i propri territori. Progetti come YOU(th)CARE4Planet dimostrano che, quando viene data loro la possibilità di contribuire attivamente, i giovani diventano protagonisti della transizione ecologica.”
Se potesse lasciare un messaggio ai partner del progetto e ai cittadini del Mediterraneo, da quale azione concreta suggerirebbe di partire?
“Il primo passo è riconoscere che la tutela del suolo deve diventare una priorità tanto quanto quella dell’acqua. Spesso diamo il suolo per scontato, ma si tratta di un ecosistema complesso che richiede secoli per formarsi e può degradarsi in pochi anni se gestito in modo non sostenibile.
L’azione più concreta consiste nel promuovere pratiche che preservino la fertilità del terreno, aumentino il contenuto di sostanza organica e migliorino la capacità del suolo di trattenere l’acqua. Parallelamente è fondamentale rafforzare la collaborazione tra ricercatori, istituzioni, imprese agricole e cittadini affinché le conoscenze scientifiche possano tradursi in interventi concreti. Il Mediterraneo affronta sfide comuni che superano i confini amministrativi e nazionali: condividere esperienze, buone pratiche e risultati della ricerca è uno degli strumenti più efficaci per costruire territori capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici.”
Conclusioni
Il focus group “Dalla conoscenza all’azione” conferma il valore dell’approccio promosso da YOU(th)CARE4Planet: favorire il dialogo tra territori, generazioni e competenze diverse per trasformare la conoscenza scientifica sulla siccità e la desertificazione in pratiche concrete e replicabili.
Solo attraverso la collaborazione tra ricerca, istituzioni, comunità locali e giovani sarà possibile costruire territori più resilienti e preparati ad affrontare le sfide del cambiamento climatico.
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