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Di Cristina
Ciao a tutti,
Sono Cristina, ho 24 anni e vengo dalla provincia di Viterbo. A fine agosto ho terminato il mio progetto di volontariato europeo a Lipsia, in Germania. Dopo la laurea in Lingue, ho deciso di prendermi una pausa dagli studi perché non avevo le idee chiare sul mio futuro. Cercando un’opportunità per mettermi in gioco, mi sono imbattuta nel Corpo Europeo di Solidarietà.
Sono partita a settembre 2024, piena di paure e senza avere un’idea precisa di cosa mi aspettasse. Oggi, a distanza di un anno, posso dire con certezza che è stata la scelta giusta. È stata un’avventura bellissima, durante la quale ho conosciuto persone fantastiche, vissuto esperienze indimenticabili, imparato moltissimo e, soprattutto, conosciuto meglio me stessa e le mie potenzialità.
Ho scelto il progetto quasi per caso: mi piaceva l’idea di lavorare in una biblioteca e volevo andare in Germania per migliorare la lingua. Non conoscevo Lipsia, ma mi ha conquistata fin dal primo momento. È una città tranquilla, ma piena di eventi (culturali e non), parchi e tante attività da fare.
Il mio volontariato si è svolto presso le biblioteche comunali di Lipsia (Leipziger Städtische Bibliotheken), dove mi occupavo principalmente delle attività pomeridiane dedicate ai bambini. Non lavoravo sempre nella stessa sede, ma mi alternavo tra tre biblioteche nella zona ovest della città, il che mi ha permesso di conoscerne meglio i quartieri e di incontrare un maggior numero di visitatori.
La mia giornata lavorativa iniziava alle 12:30 e terminava alle 18. Appena arrivata, mi dedicavo alla preparazione delle attività per i bambini: cercavo ispirazione, sceglievo le idee più interessanti e preparavo materiali, stencil e tutto il necessario per realizzare le creazioni. Dalle 14 in poi mi sistemavo nella sala dedicata ai libri per bambini e ragazzi, dove accoglievo i piccoli visitatori. L’attività era aperta a tutti: venivano sia bimbi di 3 anni, accompagnati dai genitori, sia ragazzini di 11-12 anni. Potevano scegliere tra i modelli proposti oppure inventare qualcosa di nuovo usando la loro fantasia. Inoltre, supportavo i colleghi nell’organizzazione e nella realizzazione di eventi per bambini, come la Eltern-Kind-Stunde (l’ora genitori-bambini”), un appuntamento mensile dedicato alla fascia 2-4 anni, con letture animate, canzoni e lavoretti a tema.
All’inizio lavorare con i bambini mi spaventava. Mi sottovalutavo, pensando di non essere capace di gestirli o di tenerne l’attenzione. Invece mi hanno conquistata con i loro faccini dolci. Con calma e creatività sono riuscita a guadagnarmi la loro fiducia, a farmeli amici e, soprattutto, ho imparato molto anche da loro.
Da questo progetto ho acquisito conoscenze sul sistema bibliotecario tedesco e ho visto da vicino l’organizzazione del lavoro in Germania. Ho migliorato molto il mio tedesco, sviluppato spirito imprenditoriale, capacità di auto-organizzazione e indipendenza ma anche imparato a lavorare in team e chiedere aiuto. Lavorare in un altro paese, dove non conoscevo nessuno, comunicare in un’altra lingua e relazionarmi costantemente con il pubblico mi ha permesso di uscire dalla mia comfort zone e acquisire maggiore sicurezza in me stessa. Ma, cosa ancora più importante, ho avuto tempo per me stessa: per riflettere, riscoprire il mio lato creativo e pensare al mio futuro.
All’interno del programma non mancano le occasioni di confronto, di riflessione e di networking. L’organizzazione ospitante, Villa Leipzig, organizzava un feedback meeting mensile con tutti i volontari, durante il quale si parlava di eventuali problemi, si chiedeva supporto, si condividevano idee per le attività e si rifletteva su ciò che si era imparato e sui propri obiettivi.
Durante l’anno sono previsti due seminari della durata di una settima: uno all’inizio e uno a metà esperienza. L’Agenzia Nazionale Tedesca organizza questi incontri per permettere ai volontari di conoscersi tra di loro, di confrontarsi e per dare loro più informazioni sul programma e offrirgli supporto in caso di problematiche. É un’ottima occasione per visitare nuove città e fare nuove amicizie. Si discutono temi europei e sociali, si riflette sulle proprie capacità e aspirazioni future, si gioca, si parla, si condivide in uno spazio sicuro e stimolante. Io ho partecipato al primo seminario ad Alfeld, un paesino immerso nella natura, e al secondo a Würzburg, città romantica.
Uno degli aspetti che ho amato di più è stato vivere in un ambiente internazionale e multilingue: spesso parlavo quattro lingue diverse nello stesso giorno! Condividevo un appartamento (WG) in centro con altri quattro volontari provenienti da Spagna, Italia, Turchia e Grecia. Ognuno aveva la propria stanza, ma condividevamo cucina, salotto e bagno. L’appartamento era un po’ vecchio ma molto carino e ben attrezzato. L’unico lato “negativo” erano i cinque piani di scale senza ascensore! Ma ho adorato vivere lì: non ho mai avuto problemi con i coinquilini, anzi, avevamo un ottimo rapporto e spesso uscivamo insieme.
Ovviamente ci sono stati anche momenti difficili: giornate di scarsa affluenza al lavoro, la mancanza di sole e l’inverno grigio, momenti di solitudine o difficoltà iniziali di inserimento. Tuttavia, questi episodi hanno rappresentato solo una piccola parte dell’esperienza, mentre le occasioni positive e stimolanti sono state di gran lunga predominanti.
Per concludere, consiglio a tutti di partire per un progetto ESC, indipendentemente dal paese o dal tipo di attività. È un’esperienza che arricchisce, apre la mente, permette di mettersi in gioco e di scoprire davvero le proprie potenzialità.
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